Un corso per conoscere l’importanza della vita prenatale e della nascita, e per imparare la Tecnica Metamorfica.

14-15 Novembre 2020

Hotel Villa Cesi, Via delle Terre Bianche, 1 – Impruneta, Firenze

Che cos’è la Tecnica Metamorfica?

Nasce come Terapia Prenatale, poi ribattezzata Tecnica Metamorfica, un particolare trattamento riflessologico, grazie un Riflessologo e Naturopata inglese, Robert Saint John, che intorno alla metà del secolo scorso aveva già intuito quello che la scienza avrebbe dimostrato solo diversi decenni più tardi, ossia la fondamentale importanza del periodo prenatale e peri-natale nel determinare lo sviluppo successivo di una persona.

Il periodo prenatale e la nascita

Come rivela Alejandro Jodorowski: 

“All’inizio mi concentravo sui problemi di chi mi consultava e consideravo certe malattie come entità autonome. Poco alla volta mi sono reso conto che ogni problema aveva la sua origine nel parto: il modo in cui si viene messi al mondo influisce infatti sul destino personale in maniera determinante. Più tardi ho però capito che studiare il parto non bastava: occorreva sapere come era stata la permanenza nel ventre materno. La gestazione forse non era quel paradiso di cui si parla, anzi, poteva addirittura costituire, in sé, un inferno. Possedere un proprio posto nel mondo è una sensazione strettamente legata al luogo che si occupa durante i nove mesi prenatali.”

In questo corso ripercorreremo le tappe fondamentali del concepimento, della formazione dell’embrione e del feto nel grembo materno, fino al processo di nascita, visto dalla parte del bambino. 

Vedremo che cosa in ognuno di questi momenti può “andare storto” e rappresentare per il piccolino motivo di stress e trauma che, se non risolto, può condizionare la vita futura di quel bambino a livello fisico, emotivo, psicologico, fino all’età adulta.

Riconosceremo il modo in cui i bambini dopo la nascita cercano di raccontare la loro esperienza, utilizzando il pianto e un linguaggio corporeo fatto di particolari movimenti.

Impareremo ad empatizzare con il bambino e ad ascoltare la sua storia, aiutandolo a rilasciare le tensioni rimaste nel suo corpo e nel suo sistema energetico, in modo che possa crescere più felice e più sano.

A chi è adatta Tecnica Metamorfica?

ai bambini piccoli, specialmente nel caso che abbiano avuto una gestazione o una nascita difficili o traumatiche.

ai bambini di tutte le età

a persone con handicap o disabilità di vario genere

alle donne in gravidanza

a chi si trova ad affrontare momenti difficili, che implicano un cambiamento, come la perdita del lavoro o un cambiamento lavorativo, un lutto importante, un trasferimento, una separazione, una malattia e in generale tutto ciò che è correlato a una transizione. 

A chi desidera un cambiamento, esterno o interiore, ma avverte paure e resistenze, si sente incapace di affrontarlo, magari a causa di tensioni o blocchi inconsci.

A chi è adatto questo corso?

Ai Riflessologi che desiderano arricchire la loro “cassetta degli attrezzi” di uno strumento prezioso per lavorare con i traumi e con i loro effetti di medio-lungo termine.

Agli operatori olistici, ai genitori e a tutti coloro che vogliono imparare il linguaggio dei neonati e dei bambini piccoli per poterli comprendere e aiutare meglio

A tutti coloro che sono interessati a conoscere il viaggio dell’incarnazione e della nascita.

Info iscrizione

Na.Me. è un’associazione di promozione sociale pertanto i corsi/seminari sono rivolti principalmente ai nostri associati che condividono il nostro statuto. Pertanto l’importo indicato successivamente è riferito solo al contributo di partecipazione al seminario. A tale importo occorre aggiungere LA QUOTA ASSOCIATIVA di 30€ per il 2020 (per chi desidera associarsi) oppure  l’IVA al 22% (per chi non desidera associarsi).

Contributo per la realizzazione del corso: 220 Euro 

Acconto 80 €, da versare entro il 19 Ottobre 2020

Saldo 140 € entro il 8 Novembre 2020

Referente del corso per informazioni:
Aloka Maria Cristina Chiarelli –  cell.  347 656 0510 – email mc.chiarelli@gmail.com

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Chi è Maria Cristina Chiarelli (Aloka)

Laureata in Lettere Moderne, ho insegnato nelle Scuole Medie Superiori, fino alla svolta decisiva verso le Discipline Bio-Naturali, prima fra tutte la Riflessologia Plantare, verso la quale ho una particolare gratitudine per avermi letteralmente salvato la vita quasi 30 anni fa.

L’esperienza della malattia e della guarigione vissute “dall’interno”, insieme con la passione e l’entusiasmo con cui ho sempre affrontato la vita, mi hanno spinto verso la ricerca della Salute, di che cos’è la Salute, di quali atteggiamenti, comportamenti e stili di vita ce la fanno perdere e quali, al contrario, ci sostengono nel preservarla, mantenerla e aumentarla.

Per questo da allora ho studiato in Italia e all’estero molte discipline energetiche antiche e moderne, la Naturopatia, la Riflessologia. Ho una formazione in Biodinamica Craniosacrale, una specializzazione in Craniosacrale Pediatrico conseguita con Matthew Appleton, ho studiato con Jaap van der Wal (embriologo) e con Ray Castellino, uno dei pionieri del lavoro con i neonati. 

Per avere un’idea più approfondita di quello che imparerete frequentando questo corso, vi invito a leggere il mio articolo I bambini raccontano.

I bambini raccontano

Dare voce a chi non ce l’ha

Ci sono aspetti della storia che quasi nessuno racconta, perché la storia la fanno i vincitori, i sovrani, i nobili, i preti, i maschi adulti, ovviamente europei, bianchi, di razza ariana. Nessuno, o quasi, parla degli sconfitti, dei popoli, delle popolazioni autoctone sterminate dai conquistatori, delle donne bruciate come streghe, dei liberi pensatori bruciati come eretici… Di recente le cose sono un po’ migliorate, il libero pensiero non è più perseguitato, le donne e i non bianchi, non europei ecc. si sono conquistati un loro spazio nel mondo. Chi è rimasto finora fuori dall’allargamento della visione antropocentrica sono altre creature senzienti, ma che non hanno accesso alla parola, e che quindi non possono “raccontare la loro storia” ed essere ascoltati. Mi riferisco agli animali e ai piccolini umani, agli embrioni, ai feti, ai neonati, ai bambini piccoli.

E’ a questi ultimi che dedico questo articolo, nella speranza che, leggendolo, gli adulti, i genitori capiscano che il piccolino non è solo “un grumo di cellule”, un insieme di processi biologici, un essere privo di coscienza e incapace di sentire, ma una persona pienamente cosciente e senziente fino dal concepimento e, secondo alcuni studiosi più radicali, anche da prima.

Il Viaggio dell’Incarnazione

Dopo il concepimento, si accende la scintilla della vita nel concepito e viene impostato un campo quantico di luce, con una linea mediana che funge da principio organizzatore.

L’accensione al concepimento mette in moto le forze organizzatrici della vita, le quali agiranno nella formazione del nuovo essere umano, dal concepimento in poi, fino alla morte del corpo fisico.

Tuttavia, insieme alle forze della Salute, fin dall’inizio, il piccolino incontrerà le forze del condizionamento… 

In qualsiasi momento, dal concepimento in poi, e per molti esperti di psicologia prenatale addirittura da prima del concepimento, il piccolino può svilupparsi in condizioni ottimali, oppure sopravvivere a fatica in un ambiente ostile e tossico, provando emozioni negative come paura, terrore, vergogna, senso di colpa, rabbia e sperimentando stress e trauma. 

Alcuni passaggi-chiave dell’esperienza di incarnarsi e nascere sono proprio il preconcepimento, il concepimento, l’annidamento, ossia il momento dell’impianto dell’embrione nell’utero materno, la “scoperta”, ossia il momento in cui la madre scopre che c’è un bambino in arrivo, che coincide in genere con la formazione del cuore. Infine il processo di nascita, che è una transizione potente, un vero e proprio viaggio in cui non sappiamo se sopravviveremo o no alle forze che impattano il nostro piccolo corpo, lo comprimono e lo strizzano come un limone.

In ciascuno di questi momenti qualcosa può “andare storto” e lasciare un imprinting negativo sul corpo o sulla psiche del bambino, che se lasciato irrisolto potrà condizionare la sua vita anche più tardi, nell’infanzia, nell’adolescenza, nell’età adulta…

Non è difficile capire che grande differenza c’è tra nascere da una coppia di genitori consapevoli, che hanno desiderato il bambino e si sono preparati ad accoglierlo con amore, e venire concepiti in una relazione occasionale, tra due quasi estranei, magari dopo una serata di sballo, o, peggio ancora come conseguenza di una violenza.

La Madre è il Mondo

Dopo il concepimento l’embrione e poi il feto si forma e cresce totalmente immerso nei fluidi materni, e per questo, secondo gli esperti di psicologia pre e perinatale, non è in grado di differenziare la sua esperienza fisica emotiva ed energetica da quella della madre. La madre è tutto il suo mondo ed è l’intermediaria tra il mondo esterno e il mondo interno del piccolino nel suo grembo. Quello che vive lei diventa ciò che vive il bambino. Quello che è là fuori, per lui/lei è qui dentro. 

Dunque è veramente importante il modo come la madre vive la sua gravidanza: se è felice o o infelice, se si nutre bene o mangia cibo spazzatura, se è esposta a fattori inquinanti, volontari (come alcool fumo, droghe, farmaci) o involontari (inquinamento ambientale), ma anche quanto è stressata a livello lavorativo o affettivo, quanto supporto e quanto amore riceve dal partner e dalla sua famiglia di origine e via dicendo. Perché attraverso il suo sangue arriverà al figlio non solo il nutrimento e/o le tossine fisiche, ma anche le “molecole di emozioni”corrispondenti ai suoi stati d’animo. 

Una mamma felice produrrà endorfine, dopamina, serotonina, ossitocina, che sono l’equivalente biochimico della felicità, della serenità, della soddisfazione. Il bambino che le riceve si prepara a nascere in un mondo amorevole e accogliente. Una mamma infelice e stressata produrrà adrenalina, noradrenalina, cortisolo in risposta alla paura, alla rabbia, alla tristezza, all’ansia. Queste sono le molecole dello stress, delle emozioni negative, che, arrivando al bambino che si forma nel suo grembo, lo plasmeranno in modo da prepararlo ad un mondo ostile e pericoloso.

Il Viaggio della Nascita

Poi arriva il momento di uscire fuori nel mondo… Per il bambino la nascita è un viaggio tra i mondi, quello interno, fluido e protettivo del grembo materno, l’unico che conosce, verso quello esterno sconosciuto, freddo, rumoroso… E’ un rito di passaggio doloroso e cruento, in cui il piccolino si trova spesso confuso, disorientato, perso, bloccato, stritolato dalle forze potenti delle contrazioni, senza speranza di uscire alla luce. E questo anche nelle nascite più facili, nei parti naturali, dove non c’è bisogno di interventi medici.

Eppure nessuno ne parla… Se i dolori del parto sono provocati nella donna dal passaggio della testa e del corpo del bambino contro i tessuti della pelvi materna, perché è così difficile immaginare che che quella stessa compressione e attrito provochi dolore anche nel bambino? Probabilmente perché il bambino è un essere preverbale, che non sa raccontare a parole com’è stato per lui/lei il viaggio della nascita, quanta paura ha avuto di non farcela, quanto forte era la compressione contro la sua testolina ancora morbida, contro il suo corpo, quante volte gli è mancato il respiro perché il cordone era compresso contro il sacro della mamma…Ma questo non diminuisce l’intensità delle sue sensazioni, delle sue emozioni. Siamo noi che non lo capiamo, che non siamo disposti a riconoscere che è un essere senziente, e che magari ha un altro modo di esprimersi, che non è quello delle parole.

I neonati raccontano la loro Storia di Nascita

Dopo la nascita i neonati cercano di raccontare la loro esperienza, utilizzando un linguaggio universale, fatto di movimenti del corpo, di mimica facciale, di sguardi, di pianto. I bambini ci parlano con un linguaggio corporeo (baby body language), talvolta associato a un pianto che non è espressione di bisogni del momento, come fame, freddo, sonno, mal di pancia, richiesta di un pannolino pulito… Questo pianto è invece il pianto del ricordo (memory crying), quando nel corpo sensibile del bambino affiorano ricordi di momenti traumatici della sua esperienza prenatale e di nascita. Qui la richiesta del piccolino è di essere ascoltato con empatia dal genitore, in modo da poter scaricare l’intensità delle emozioni trattenute nel suo sistema nervoso, nei suoi tessuti, nelle sue cellule. 

E’ attraverso l’ascolto empatico della sua storia che il bambino può rilasciare il trauma che ha incontrato nel suo viaggio per arrivare qui, e solo dopo che il trauma sarà dissipato lui/lei potranno finalmente incarnarsi più pienamente e rivolgersi verso il futuro, verso la loro vita. Se saranno stati ascoltati, se qualcuno avrà empatizzato con loro, senza sminuire l’intensità della loro esperienza limitandosi a consolarli e ad azzittirli, cresceranno più liberi, più sani e felici.

La Tecnica Metamorfica per i bambini… 

Nata dalle intuizioni e dalle esperienze di Robert St John, un naturopata inglese che lavorava in istituti per disabili, la Tecnica Metamorfica, che St John all’inizio aveva chiamato Terapia Prenatale, è un trattamento tanto semplice quanto potente per aiutare neonati e bambini a rilasciare stress e traumi che hanno avuto origine nel periodo prenatale. 

Possiamo immaginare quanto più efficaci saranno i nostri trattamenti se sapremo combinare l’uso di questa tecnica con la conoscenza dell’esperienza prenatale e con l’ascolto empatico del linguaggio corporeo del bambino e del suo pianto del ricordo. Inoltre avremo la possibilità di insegnare tutto questo ai genitori, rendendoli più consapevoli dei bisogni profondi del loro bambino. In tal modo il legame di amore tra i genitori e il piccolo si rafforzerà, con effetti benefici per tutta la famiglia. Non è un risultato da poco!

… e per gli adulti

Ma c’è di più… La Tecnica Metamorfica può essere praticata con successo anche sugli adulti, che si portano dietro traumi non risolti dal loro periodo prenatale e dalla loro nascita. 

Con un adulto che si sente bloccato in schemi comportamentali inadeguati, che lo rendono insoddisfatto, incapace di affrontare la vita, di prendere decisioni, di effettuare cambiamenti, praticare la Tecnica Metamorfica può aiutarlo a sciogliere nodi del passato, a liberarsi da condizionamenti antichi, diventati inconsci, per vivere una vita più piena.

ISCRIVITI AL CORSO DI TECNICA METAMORFICA

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